sabato 7 marzo 2020

Riflessioni sul concetto di “neurodiversità” (di Stefano Cifelli)

 
Una riflessione che mi piacerebbe approfondire è sul concetto di neurodiversità. E' un concetto coniato nel 1998 dalla sociologa australiana Judy Singer, che ha finito per influenzare persino l'Organizzazione mondiale della Sanità, che ha adottato un modello sanitario bio-psico-sociale.

martedì 17 dicembre 2019

Ecco il libro passamano che innesca una fiducia contagiosa (di Veronica Lucchini)

Si chiama 'Trust this book' ed è un gioco-libro. Ma anche un esperimento sociale che punta a creare intorno al libro un campo energetico orientato sulla fiducia.

lunedì 23 settembre 2019

I bambini dimenticati in macchina 



Le storie drammatiche (e molto simili) di un incidente ricorrente anche negli Stati Uniti, in un famoso articolo del Washington Post che vinse il Pulitzer 
(di Antonio Russo)
Fonte: 
www.ilpost.it

Nel 2010 Gene Weingarten, giornalista del Washington Post, vinse il premio Pulitzer con un lungo articolo scritto l’anno precedente sui casi sempre più frequenti di bambini morti per ipertermia (colpo di calore) dopo esser stati dimenticati in macchina dai genitori. Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti all’anno, quasi tutti tra la primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno, e nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni, dimenticati in macchina da persone sane e “normali” – genitori solitamente attenti e premurosi – vittime di un’occasionale distrazione. Nel pezzo per il Washington Post Weingarten riportò alcune storie e alcune conversazioni avute allora con i genitori dei bambini morti negli ultimi anni, e con neurofisiologi ed esperti della memoria, da cui emerse che la distrazione fatale è spesso legata a una serie di coincidenze e di fattori molto simili in tutti i casi (stanchezza, mancanza di sonno, piccole variazioni nella routine quotidiana).

giovedì 22 agosto 2019

Sei pensieri su “Aspetti psicologici ed ideologici della personalità fascista” - di Andrea Pitto


(tratto da: Appunti in fase di elaborazione per uno studio della personalità fascista contemporanea)
 


Il fascismo assume e distilla tutte le caratteristiche meno nobili e all’occorrenza deleterie che appartengono, in quanto possibilità, al soggetto umano. Un regime fascista  crea la figura contenitore, l’idealtipo,   del fascista, ma questo, assumendo  tratti di personalità genericamente considerati meno nobili e nocivi favorisce altresì la formazione del fascismo come fenomeno storico. Società e stato fascisti determinano  la formazione della caratterialità e dell’ideologia fasciste e quest’ultime pongono le premesse per la sua costituzione  in un circolo ricorsivo senza soluzione di continuità.
A ogni buon conto debbono esserci determinate condizioni storiche e sociali affinché possa formarsi uno stato fascista, com’è accaduto, ad esempio,  in Italia e in Germania.

mercoledì 31 luglio 2019

Perché proviamo vergogna? Per difenderci (di M.F. Fortunato, tratto da La Repubblica del 13/09/2018)

Non è un'invenzione culturale, ma fa parte della nostra cultura ed è universale, dice un team di ricercatori delle Università di Santa Barbara e Montreal: "Per i nostri antenati era un modo per sopravvivere, perché perdere la stima degli altri poteva esporre a rischi"

martedì 16 luglio 2019

La solitudine è questione di genetica (di Lorenzo Fargnoli)

Perché alcuni hanno bisogno degli amici e altri no? Tre ricercatori hanno trovato i geni responsabili dei nostri comportamenti sociali. Attraverso uno screening genetico, hanno identificato le sequenze che determinerebbero le nostre abitudini sociali, come la solitudine o l’andare a bere con gli amici, nella speranza di aiutare i malati, sopratutto anziani, che durante la degenza rimangono soli.

martedì 25 giugno 2019

Nel cervello dei razzisti: cosa succede quando riteniamo gli altri «oggetti» (di Elena Meli)

Considerare qualcuno sgradevole non è lo stesso che togliergli qualsiasi attributo umano e pensare che sia feccia. Come ridurre i conflitti fra persone che si odiano