Quando sono molto piccoli riescno ad associare la vista e i suoni che la
esprimono. A sostenerlo una ricerca dell'università di Ginevra
martedì 16 ottobre 2018
martedì 2 ottobre 2018
Lo stress è contagioso proprio come il raffreddore (di SARA FICOCELLI)
Tecnicamente si parla di "stress passivo" e l'ultimo studio a sostenerne la pericolosità arriva dall'università delle Hawaii. Colpisce più le donne. L'esperto: "Non è una malattia, ma può dare problemi. Chi subisce è una bomba pronta a esplodere" (da Repubblica del 30/11/2011)
venerdì 7 settembre 2018
Perdersi e ritrovarsi (di G.C., Istituto Solaris: www.solaris.it)
Recenti studi scientifici hanno evidenziato come stia aumentando l’interesse collettivo attorno al concetto di senso della vita.
In una società che possiede e produce tutto (merci, beni e servizi
oltre ogni possibile esigenza) l’effetto della domanda viene oggi
completamente saturato. In altre parole, la natura del desiderio – che
dal dopoguerra ad oggi – era stato indirizzata verso l’appropriazione di
beni, oggi risulta priva di ogni orientamento. Possedere è ormai
ridotto ad un impulso bulimico di breve durata, invariabilmente
condannato nella coazione a ripetere. Al contrario, i nuovi dati
scientifici mostrano un avanzamento di una sempre maggiore ricerca di
senso della vita. Assistiamo quindi ad uno spostamento generazionale in
direzione di una chiave fondamentale per migliorare la qualità della
propria vita (era il 1981, quando Battiato già preconizzava "...cerco un centro di gravità permanente...”).
Il nuovo paradigma, che fino a qualche tempo fa poteva ancora sembrare
astratto ed enigmatico, oggi si è trasformato in un diffuso pensiero di
pubblico dominio. Anche se con definizioni diverse, un numero sempre
maggiore di persone, ognuno a modo proprio intuisce profondamente che è
possibile avere una direzione, un indirizzo, un obiettivo nella vita.
Questa ricerca di senso della propria vita è in parte un concetto
cognitivo, ma in parte è anche una sorta di sentimento: possiede quindi
un significato intimo e personale che fornisce coerenza, unità,
stabilità all’esistenza, fornisce un piacere speciale, una gioia
profonda. Quindi, non sempre chi cerca aiuto lo fa necessariamente per
problemi psicologici. A volte, semplicemente ha perso se stesso e ha
bisogno di ritrovarsi.
Identikit di un infedele: quando la psicologia aiuta a prevedere i tradimenti (di Simone Valesini)
Una ricerca della Florida State University ha individuato le
caratteristiche che identificano le persone che hanno maggiore facilità a
tradire. Rivelando l’esistenza di due meccanismi che aiutano a
evitarlo.
venerdì 3 agosto 2018
L’82 per cento degli italiani non sa riconoscere una bufala sul web - dal rapporto "Infosfera", Università "Suor Orsola Benincasa"
Gli italiani non si fidano dei
social e non sono in grado di distinguere sul web una bufala da una
notizia affidabile. È la fotografia del Paese che emerge dal rapporto
"Infosfera", realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione
di massa dell'università Suor Orsola Benincasa, guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato, ed Eugenio Iorio, docente di Social media marketing.
lunedì 9 luglio 2018
La pedagogia di Gesù (di Stefano Cifelli)
Il termine pedagogia deriva deriva dal greco παιδαγογια (generare bambini, procreazione), da παιδος (paidos: bambino) e αγω (ago: guidare, condurre, accompagnare) (1). (Wikipedia)
La pedagogia è la disciplina umanistica che studia
l'educazione e la
formazione dell'uomo nella sua interezza ovvero lo studio dell'uomo nel suo
intero ciclo di vita. Non si occupa esclusivamente dei bambini e dell'infanzia ma anche degli adolescenti, giovani, adulti, anziani e disabili; si occupa
quindi degli approcci educativi relativi a tutti i compiti evolutivi dello sviluppo.
Insieme alle altre Scienze Umane si rivolge dunque ai contesti formali,
non-formali e informali dove avviene il processo di cambiamento proprio della
pedagogia stessa.
mercoledì 13 giugno 2018
Uno studio sull'impatto dei social media nella vita di relazione
Stare troppo sui social network distrugge la vita sociale e familiare?
No. A sfatare questo mito ci hanno pensato i ricercatori dell'Università
del Kansas che invece hanno dimostrato come non ci sia una connessione
diretta tra ciò che si fa nella vita reale e l'eccessiva presenza sulle
reti virtuali. Sono stati conclusi due studi pubblicati sulla rivista
"Information, Communication & Society". Il primo ha analizzato i
ragazzi americani tra il 2009 e il 2011. Il secondo studio è iniziato
nel 2015 con 116 partecipanti: metà adulti e metà universitari che hanno
inviato per 5 volte al giorno, 5 volte a settimana, alcuni messaggi di
testo. Spiega Jeffrey Hall, docente di scienze della comunicazione, che
se la regola fosse corretta, "le persone sarebbero dovute uscire di meno
e fare meno telefonate, ma non è stato questo il caso". "Quello che
abbiamo scoperto è che l'uso dei social media da parte delle persone non
aveva alcun rapporto con coloro i quali avrebbero parlato più tardi
quello stesso giorno. Gli utenti dei social media non stavano vivendo un
'dislocamento sociale': se usavano i social media nelle prime ore del
giorno in seguito non sarebbero stati più propensi a rimanere soli -
aggiunge Hall - Non sembra che l'uso dei social media abbia una
relazione con chi ha uno stretto rapporto con i partner in una
conversazione faccia a faccia o telefonica".
Link articolo scientifico:
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1369118X.2018.1430162?scroll=top&needAccess=true
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https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1369118X.2018.1430162?scroll=top&needAccess=true
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