Stare troppo sui social network distrugge la vita sociale e familiare?
No. A sfatare questo mito ci hanno pensato i ricercatori dell'Università
del Kansas che invece hanno dimostrato come non ci sia una connessione
diretta tra ciò che si fa nella vita reale e l'eccessiva presenza sulle
reti virtuali. Sono stati conclusi due studi pubblicati sulla rivista
"Information, Communication & Society". Il primo ha analizzato i
ragazzi americani tra il 2009 e il 2011. Il secondo studio è iniziato
nel 2015 con 116 partecipanti: metà adulti e metà universitari che hanno
inviato per 5 volte al giorno, 5 volte a settimana, alcuni messaggi di
testo. Spiega Jeffrey Hall, docente di scienze della comunicazione, che
se la regola fosse corretta, "le persone sarebbero dovute uscire di meno
e fare meno telefonate, ma non è stato questo il caso". "Quello che
abbiamo scoperto è che l'uso dei social media da parte delle persone non
aveva alcun rapporto con coloro i quali avrebbero parlato più tardi
quello stesso giorno. Gli utenti dei social media non stavano vivendo un
'dislocamento sociale': se usavano i social media nelle prime ore del
giorno in seguito non sarebbero stati più propensi a rimanere soli -
aggiunge Hall - Non sembra che l'uso dei social media abbia una
relazione con chi ha uno stretto rapporto con i partner in una
conversazione faccia a faccia o telefonica".
Link articolo scientifico:
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1369118X.2018.1430162?scroll=top&needAccess=true
mercoledì 13 giugno 2018
martedì 17 aprile 2018
Ecco perché gli uomini fidanzati piacciono di piu alle donne
Uno
studio condotto da un'équipe internazionale di scienziati conferma il
luogo comune secondo il quale uomini già "scelti" da altre donne
piacciono di più. Una tendenza che, però, sembra non discendere da
vantaggi evolutivi. E che vale, mutatis mutandis, anche per le opere
d'arte astratte
di SANDRO IANNACCONE
venerdì 2 febbraio 2018
Spiritualità e psicologia: due mondi inconciliabili? (Un contributo alla psicologia della religione) - di Stefano Cifelli
La psicologia della religione si
occupa dello studio e della ricerca sull'atteggiamento religioso in generale,
ed anche delle deviazioni settarie, causa di molti problemi e conflitti
individuali e sociali. In particolare, studia i processi psicologici
interessati alla condotta religiosa: non si interessa di provare l'esistenza di
Dio o di valutare le dottrine delle varie religioni, ma si prefigge di
osservare le caratteristiche dell'atteggiamento religioso, il modo in cui gli
individui e i gruppi sociali manifestano le loro credenze e appartenenze e il
modo peculiare in cui essi vivono la loro esperienza religiosa.
giovedì 4 gennaio 2018
BISOGNA PARLARE CON GLI SCONOSCIUTI (di Luisa Pronzato)
In montagna
viene facile. Ci si saluta, si scambiano sorrisi, qualche parola. A volte
notizie. Un incrocio di occhi e dialoghi veloce, il passo riprende confortato
dallo scambio, informato che il torrente oggi è meglio evitarlo e che la meta è
lì, poco oltre il sentiero. In ascensore è più complicato, «quell’altro» occupa
il nostro spazio vitale. In genere si sceglie il silenzio accompagnato dalla
curiosità per i bottoni dei piani. Tutto pur di non incrociare lo sguardo
dell’altro. Figuriamoci parlare. Può bastare un «buongiorno» a cambiare
l’umore? A volte sì. Una chiacchiera, al caffè, un discorso, in autobus o in
aereo, un’indicazione per strada migliorano la giornata. Non diventerà
amicizia. E neppure si tratta di attaccar discorso in cerca di nuovi amori. Ma
di pura relazione umana. Toccasana per l’umanità. Lo hanno dimostrato alcune
ricerche della University of Chicago Booth School of Business, condotte da
Nicholas Epley e Juliana Schroeder.
lunedì 6 novembre 2017
Parenti e amici ci rendono più longevi
Diversi studi hanno già suggerito quanto salde relazioni sociali aiutino
la nostra salute. Ora la conferma dalla conferenza annuale
dell'American Psychological Association. La solitudine è collegata alla
maggior insorgenza di malattie, mentre "una più vasta rete sociale"
riduce del 50% il rischio di morte prematura.
martedì 8 dicembre 2015
Le nuove dipendenze (di Stefano Cifelli)
Per dipendenza si intende una alterazione del
comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca
esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o
comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L'individuo dipendente
tende a perdere la capacità di un controllo sull'abitudine [1].
venerdì 21 agosto 2015
Le radici dell’intolleranza (di Stefano Cifelli)
I rapporti umani sono complessi, bivalenti, tipo “amore-odio”,
“egoismo-altruismo”, e molti studiosi nel corso del tempo hanno elaborato
diversi modelli teorici al riguardo.
Nella scala dei valori e dei sentimenti umani, la
tolleranza occupa un ruolo fondamentale, che incide senza dubbio sulla stessa
capacità di sopravvivenza dell’essere umano: se fossimo tutti intolleranti, la
razza umana si sarebbe estinta in pochissimo tempo!
Ora vorrei esaminare l’origine dell’intolleranza,
partendo dalle ipotesi sulla sua natura: essa ha basi biologiche o
psicologiche?
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