In montagna
viene facile. Ci si saluta, si scambiano sorrisi, qualche parola. A volte
notizie. Un incrocio di occhi e dialoghi veloce, il passo riprende confortato
dallo scambio, informato che il torrente oggi è meglio evitarlo e che la meta è
lì, poco oltre il sentiero. In ascensore è più complicato, «quell’altro» occupa
il nostro spazio vitale. In genere si sceglie il silenzio accompagnato dalla
curiosità per i bottoni dei piani. Tutto pur di non incrociare lo sguardo
dell’altro. Figuriamoci parlare. Può bastare un «buongiorno» a cambiare
l’umore? A volte sì. Una chiacchiera, al caffè, un discorso, in autobus o in
aereo, un’indicazione per strada migliorano la giornata. Non diventerà
amicizia. E neppure si tratta di attaccar discorso in cerca di nuovi amori. Ma
di pura relazione umana. Toccasana per l’umanità. Lo hanno dimostrato alcune
ricerche della University of Chicago Booth School of Business, condotte da
Nicholas Epley e Juliana Schroeder.
giovedì 4 gennaio 2018
lunedì 6 novembre 2017
Parenti e amici ci rendono più longevi
Diversi studi hanno già suggerito quanto salde relazioni sociali aiutino
la nostra salute. Ora la conferma dalla conferenza annuale
dell'American Psychological Association. La solitudine è collegata alla
maggior insorgenza di malattie, mentre "una più vasta rete sociale"
riduce del 50% il rischio di morte prematura.
martedì 8 dicembre 2015
Le nuove dipendenze (di Stefano Cifelli)
Per dipendenza si intende una alterazione del
comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca
esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o
comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L'individuo dipendente
tende a perdere la capacità di un controllo sull'abitudine [1].
venerdì 21 agosto 2015
Le radici dell’intolleranza (di Stefano Cifelli)
I rapporti umani sono complessi, bivalenti, tipo “amore-odio”,
“egoismo-altruismo”, e molti studiosi nel corso del tempo hanno elaborato
diversi modelli teorici al riguardo.
Nella scala dei valori e dei sentimenti umani, la
tolleranza occupa un ruolo fondamentale, che incide senza dubbio sulla stessa
capacità di sopravvivenza dell’essere umano: se fossimo tutti intolleranti, la
razza umana si sarebbe estinta in pochissimo tempo!
Ora vorrei esaminare l’origine dell’intolleranza,
partendo dalle ipotesi sulla sua natura: essa ha basi biologiche o
psicologiche?venerdì 17 aprile 2015
Gli uomini pensano solo al sesso? E' colpa dell'evoluzione
In uno studio norvegese pubblicato sulla rivista "Evolutionary Psychology Bedixen" si argomenta che l'amicizia tra uomo e donna è impossibile. (articolo tratto da "Il sole 24 ore - Salute" del 17 aprile 2015)
domenica 28 settembre 2014
Qualche volta la vita va tenuta al guinzaglio (di Stefano Cifelli)
Ho partecipato di recente ad una conferenza dal tema “bambini, adolescenti, educazione alla tecnologia”.
Nel dibattimento mi ha colpito in particolare uno psicologo, che ha narrato un episodio personale accaduto in ambito professionale.
La scena si svolge in un ambulatorio. All’interno di questo c’era un ragazzo tra i pazienti, con al seguito un grosso cane, tenuto libero. Ad un certo punto entra una ragazza con problemi di tossicodipendenza, che teneva al guinzaglio un cane di piccola taglia. Appena entra, i due cani cominciano ad agitarsi e si sfidano l’uno contro l’altro. Naturalmente il cane più piccolo ha avuto la peggio. Cosicché, la ragazza vedendo il suo cane ridotto in malo modo, dice: “Qualche volta la vita va tenuta al guinzaglio!”
Così, nella conferenza, lo psicologo afferma di aver imparato di più in pochi minuti da una semplice ragazza, che a studiare sui libri per diversi anni. Quella ragazza, in quella situazione, aveva ricordato allo psicologo un concetto fondamentale: i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di “un guinzaglio”, cioè hanno bisogno di sapere fin dove possono arrivare. In buona sostanza, si sta parlando dei limiti. E’ importante che, il bambino o l’adolescente, capiscano fin dove è consentito loro di agire, quali sono le cose che si possono fare e quali sono quelle non buone, che impediscono loro un sano sviluppo psicologico. E questo discorso è strettamente correlato alla definizione dell’”io”, della propria identità. Per fare un esempio calzante, il nostro corpo si definisce, si distingue dal resto che lo circonda, perché ha dei “confini” ben precisi: io posso individuare la mia mano, il mio braccio, e tutto il resto, appunto perché il mio corpo è situato entro confini di spazio delimitati. In questo modo riesco ad avere una percezione del mio corpo. Allo stesso modo, riesco ad avere una percezione della mia identità, riesco a capire chi sono “io” tramite altro tipo di confini: sono i limiti che i genitori e la società mi hanno indicato. Quindi, una buona educazione che bilancia in modo adeguato la libertà di espressione dell’individuo con i necessari limiti consigliati da una armoniosa convivenza con gli altri, costituisce la premessa per uno sano sviluppo del bambino/adolescente.
In conclusione, come ha detto la ragazza del racconto, a volte la libertà di espressione individuale ha bisogno del “guinzaglio” delle regole consigliateci dai genitori e dalla società!
Nel dibattimento mi ha colpito in particolare uno psicologo, che ha narrato un episodio personale accaduto in ambito professionale.
La scena si svolge in un ambulatorio. All’interno di questo c’era un ragazzo tra i pazienti, con al seguito un grosso cane, tenuto libero. Ad un certo punto entra una ragazza con problemi di tossicodipendenza, che teneva al guinzaglio un cane di piccola taglia. Appena entra, i due cani cominciano ad agitarsi e si sfidano l’uno contro l’altro. Naturalmente il cane più piccolo ha avuto la peggio. Cosicché, la ragazza vedendo il suo cane ridotto in malo modo, dice: “Qualche volta la vita va tenuta al guinzaglio!”
Così, nella conferenza, lo psicologo afferma di aver imparato di più in pochi minuti da una semplice ragazza, che a studiare sui libri per diversi anni. Quella ragazza, in quella situazione, aveva ricordato allo psicologo un concetto fondamentale: i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di “un guinzaglio”, cioè hanno bisogno di sapere fin dove possono arrivare. In buona sostanza, si sta parlando dei limiti. E’ importante che, il bambino o l’adolescente, capiscano fin dove è consentito loro di agire, quali sono le cose che si possono fare e quali sono quelle non buone, che impediscono loro un sano sviluppo psicologico. E questo discorso è strettamente correlato alla definizione dell’”io”, della propria identità. Per fare un esempio calzante, il nostro corpo si definisce, si distingue dal resto che lo circonda, perché ha dei “confini” ben precisi: io posso individuare la mia mano, il mio braccio, e tutto il resto, appunto perché il mio corpo è situato entro confini di spazio delimitati. In questo modo riesco ad avere una percezione del mio corpo. Allo stesso modo, riesco ad avere una percezione della mia identità, riesco a capire chi sono “io” tramite altro tipo di confini: sono i limiti che i genitori e la società mi hanno indicato. Quindi, una buona educazione che bilancia in modo adeguato la libertà di espressione dell’individuo con i necessari limiti consigliati da una armoniosa convivenza con gli altri, costituisce la premessa per uno sano sviluppo del bambino/adolescente.
In conclusione, come ha detto la ragazza del racconto, a volte la libertà di espressione individuale ha bisogno del “guinzaglio” delle regole consigliateci dai genitori e dalla società!
lunedì 18 agosto 2014
OMOSESSUALITA’ E DINTORNI: DUE TESI A CONFRONTO (Mauro Fornaro e Vittorio Lingiardi)
OMOSESSUALITA’ E DINTORNI: DUE TESI A CONFRONTO (prefazione di Stefano Cifelli)
Dedico il presente articolo alla
trattazione di un argomento di rilevante importanza sociale, soprattutto per le
conseguenze sociali dell’accettazione del “diverso”, e le conseguenze
individuali di sentirsi accettato.
Rilevo fin da subito che non sono
d’accordo con le teorie di matrice psicoanalitica che, pur affermando che l’omosessualità
non può considerarsi psicologicamente una malattia, definiscono l’omosessuale
come una persona che ha avuto uno sviluppo psicosessuale “incompleto”, e quindi
ricerca relazioni sessuali “immature”. Aggiungo inoltre che, secondo una teoria
bio-evoluzionista, l’omosessualità esisterebbe in natura in quanto avrebbe una
precisa funzione di “difesa naturale” della specie: quella di contenere il
numero della popolazione, al fine di evitare i rischi di un sovraffollamento
del pianeta.
Ora espongo qui di seguito due
dissertazioni, di opinioni opposte, rispettivamente a cura di Mauro Fornaro e Vittorio
Lingiardi.
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